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IMMAGINI DI TEATRO

Mostra fotografica al Teatro DEGLI INDUSTRI di Grosseto (Aprile 1984) su invito di Vittoria Ottolenghi e Alberto Testa


PRÉLUDE A L’APRÈS-MIDI D’UN FAUNE – musica di Claude Debussy (con Rudolf Nureyev e Margot Fonteyn)
Nel 1981 il Teatro Petruzzelli apre la sua stagione proponendo un Omaggio a Diaghilev, il celebre fondatore dei Balletti Russi. Per l’evento, in prima europea, si sceglie di invitare una coppia di indiscusse stelle della danza classica contemporanea che si riincontrano sulle scene baresi dopo qualche anno di distanza: Rudolf Nureyev e Margot Fonteyn. Nureyev considera infatti la ballerina inglese la sua musa, poiché ella è la prima artista con cui ha intrapreso la sua seconda stagione artistica dopo l’esilio volontario in Francia per sfuggire al regime sovietico. Dopo l’intensa esperienza come solista al Balletto di Kirov, infatti, Nureyev decise - durante una tournée della compagnia a Parigi in cui si era esibito con grande successo nella Bella addormentata- di chiedere asilo politico in Francia, proprio all’aeroporto di Le Bourget al momento della partenza per l’Unione Sovietica (1961). In breve, dopo un fatidico incontro, Nureyev e Fonteyn a partire dal 1962 danno vita ad una coppia indissolubile sulla scena, secondo un sodalizio che, tra anni Sessanta e Settanta, dalle scene del Royal Ballett di Londra, li portò in tournée sui palcoscenici di tutto il mondo e diventando un punto di riferimento per i maggiori coreografi internazionali. Il ciclo di spettacoli che li vede impegnati sulle scene del teatro barese è di primissimo livello, e tra le coreografie interpretate con il consueto mix di perfezione tecnica e intensità emotiva spicca senza dubbio l’Aprés-midi d’un faune, su musiche di Debussy. Ispirato al poema omonimo di Mallarmé, il poema sinfonico viene interpretato dalla coppia Nureyev-Fonteyn con l’intenzione di far rivivere il clima senza tempo nella quale prende vita sia la musica del compositore francese, sia l’arte dei Balletti Russi. Un gioco soffuso di luci e la scenografia sobria ed elegante, insieme alle scelte dei costumi, sottolineano l’aria pagana, neoclassica, come sospesa in una dimensione a-temporale di questa “favola” danzata. I due danzatori si producono in un susseguirsi di quadri scenici senza un reale sviluppo lineare: sono apparizioni dotate di vita autonoma, e lo spettacolo nel suo complesso riesce a richiamare il clima simbolista delle avanguardie artistiche del primo Novecento, puntando con rara eleganza e presenza scenica sull’autosufficienza della dimensione coloristica e corporea che si impone su qualsiasi “tirannìa” del significato. Da notare infine, la deambulazione orizzontale, ‘piatta’, del fauno-Nureyev il quale, come nella prima e famosa coreografia di Nijnsky, cammina in scena mimando la ‘unidimensionalità’ (mancanza di profondità) delle raffigurazioni pittoriche presenti sui vasi della Grecia antica.
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