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La SAGRA della PRIMAVERA



La Sagra della Primavera è uno dei più popolari e rivoluzionari balletti del 20° secolo. In musica il capolavoro è considerato come l’inizio del movimento modernista con il suo uso di dissonanze, di ritmi audaci e fluttuanti. 


Alla prima mondiale, al Theâtre des Champs-Elysees a Parigi il 29 maggio 1913, era in programma insieme a Sylphides di Michel Fokine (1880 – 1942). La Sagra della Primavera ha provocato una rissa: la scandalosa musica e l’audace coreografia di Vaslav Nijinsky (1890 - 1950), hanno provocato tali proteste tra il pubblico mondano che i ballerini non potevano più sentire l’orchestra dal vicino golfo mistico. Il pubblico è passato dagli insulti verbali all’assalto fisico. Il compositore Maurice Ravel (1875 – 1937), che applaudiva entusiasta tra il pubblico, è stato chiamato uno “sporco ebreo”. Ciò nonostante lo spettacolo ha continuato, aizzato dal coreografo Nijinsky, che si è messo in piedi su una sedia dietro le quinte urlando istruzioni ai ballerini e mimando i ritmi. Sergei Diaghilev (1872 – 1929), il direttore dei Ballets Russes, aveva dato istruzioni al direttore d’orchestra Pierre Monteux (1875 – 1964) di “continuare a suonare ad ogni costo”. La stampa l’ha soprannominato “Il Massacro della Primavera”. Le reazioni degli appassionati del balletto erano divise. 


Igor Stravinsky (1882 – 1971) era stato allievo di Nikolai Rimsky-Korsakov (1844 – 1908) in Russia; trasferitosi a Parigi ha frequentato Debussy e Ravel. Mentre terminava L’Uccello di Fuoco, ha avuto una visione di un solenne rituale pagano: anziani saggi seduti in cerchio guardavano, mentre una giovane vergine danzava fino alla morte. Voleva tradurre la sua visione in un poema sinfonico, da chiamarsi Il Grande Sacrificio. Ne ha parlato con un amico, il pittore Nicholas Roerich (1874 – 1947), esperto dei riti e rituali degli Slavi pagani. Roerich ha collaborato con Stravinsky alla realizzazione dello scenario del balletto e in seguito ha creato i costumi e la scenografia. Diaghilev ne era immediatamente attratto e ha commissionato la partitura convinto di farne un nuovo balletto per la prossima stagione, La Coronazione della Primavera, cambiato all’ultimo momento nella Sagra della Primavera.

Stravinsky And The Ballets Russes di Ekaterina Kondauro
Comporre per un così vivido e primitivo scenario avrebbe richiesto che Stravinsky cercasse nel profondo della sua immaginazione e del subconscio, e che rifiutasse i precedenti stili musicali per quanto gli fosse possibile.Sottotitolato “Quadri della Russia Pagana”, racconta la storia di una vergine, l’Eletta, che sarà sacrificata al dio della primavera. 

Il balletto è formato da due sezioni "L’Adorazione della Terra" e "Il Sacrificio”. Fino ad oggi non ha mai perso la sua originalità e freschezza; rimane uno dei lavori più popolari di Stravinsky, sia in concerto sia sul palcoscenico. 


L’asprezza della musica con i suoi intensi ritmi primordiali suggerisce posizioni contorte, flessioni, rovesciamenti più prossimi alla danza libera di Isadora Duncan che alla danza accademica. Nijinsky ha colto queste sensazioni creando movimenti duri, primitivi, con le gambe en dedans, le braccia che dondolavano pesanti, le teste che penzolavano di lato. La coreografia era composta di gruppi di ballerini che formavano masse sul palcoscenico e di passi semplici e naturali. 

La versione di Nijinsky è stata replicata solo cinque volte a Parigi e tre a Londra. Il balletto ha causato la bancarotta del proprietario del Theâtre des Champs-Elysees. Con il passare del tempo la genialità del lavoro è stata universalmente riconosciuta ed il balletto è passato alla leggenda. Però non è mai più stato rappresentato fino a quando Millicent Hodson l’ha ricreato per lo Joffrey Ballet nel 1987. Hodson ha basato la coreografia sulle sue ricerche ed interviste con Dame Marie Lambert (1888 – 1982), assistente di Nijinsky durante la creazione della Sagra. 

Svariati coreografi hanno creato centinaia di versioni della Sagra della Primavera. Ricordiamo quello di Leonide Massine (1896 – 1979), finanziato da Coco Chanel nel 1920, che ha ripreso la coreografia di Nijinsky rendendola meno primordiale ed enfatizzando i rapporti sociali fra due tribù; Marta Graham (1894 – 1991) ha danzato il ruolo dell’Eletta nella prima tournee in America nel 1930. 


Maurice Béjart (1927 - 2007), nella celebre coreografia che ha creato per il Balletto del XX° Secolo nel 1959, ha enfatizzato il potere di procreazione nella dualità sessuale, proponendo un corpo di ballo vestito con tute che facevano sembrare nudi i ballerini. Nel suo balletto l’atto sessuale diventa il sacrificio. Béjart commenta, “L’amore umano, nei suoi aspetti carnali, simboleggia l’atto con il quale la divinità crea il cosmo e la gioia che ne deriva.” 

Kenneth MacMillan (1929 – 1992) ha presentato una trasposizione con un uomo nel ruolo dell’Eletta nel 1962. Pina Bausch (1940 - 2009) ha esplorato le emozioni ed il senso di terrore delle partecipanti, su un palcoscenico coperto di terra, nel 1975. 

Nel 2002, Angelin Preljocaj (1956 - )nel suo The Rite of Spring (2001) ha esplorato i rituali moderni di passione, tracciando una traiettoria pericolosa di desiderio, dove gli abbracci degli innamorati diventano distruttivi nella ricerca d’esperienze sempre più estreme.
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