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Profilo storico politico
"A nord di Jambudvipa vi è questa terra innevata con le sue montagne alte e buona terra: il Tibet degli sPurgyal.  E' pieno di praticanti della religione che seguono il Pensiero della Illuminazione.  E' il luogo d'origine di intelligenti e nobili uomini dell'Alto Ngari e qui  in Alchi questo prezioso tempio a tre piani venne fondato dal maestro e benefattore Tsul-khrims'-pd che è di nobile lignaggio, di alto rango, del clan 'Bro." Da una iscrizione nel tempio di Alchi, X sec. circa,  tradotta dal prof. Snellgrove.

I primi insediamenti
Primitive incisioni rupestri rinvenute su rocce e presso gli alpeggi stagionali indicano che la regione è stata percorsa nei millenni da popolazioni nomadi ed Erodoto (devo citarlo perché Erodoto va sempre citato…) indicherebbe la presenza di una etnia di origine mongolica all'estremità occidentale dell'altipiano tibetano.  All'epoca dell'impero Kushan (100 a.C. - 400 d.C. circa) i Mon, popolazione del nord dell'India, compiono, per motivi ancora non chiariti, una difficile migrazione attraverso la regione di Kulu (Himachal Pradesh, a sud del Ladakh) penetrando nell'attuale Zangskhar all'incirca nel primo secolo della nostra era: ad essi sarebbero attribuibili le basi della cultura del Ladakh. Venuti a contatto con il Buddhismo i Mon sarebbero gli artefici delle prime grandi sculture rupestri della valle dello Zangskhar. In epoca successiva ma tutt'ora incerta, i Dardi penetrarono nel Ladakh risalendo l'Indo dalle regioni di Chitral e di Gilgit ed occuparono le terre e le oasi di fondovalle scacciando i Mon verso le terre aride delle valli superiori. Sarebbero infine giunte le popolazioni dell'altipiano tibetano che si insediarono stabilmente nelle terre poste più in alto, scacciando i Mon che in pratica si estinsero e convivendo senza problemi con i Dardi poiché le due economie riuscivano ad integrarsi.  La migrazione dei popoli tibetani si spinse fino all'attuale Baltistan modificando talmente i costumi originari da costituire un popolo distinto chiamato appunto Baltì. Fa Hien riferisce che «la legge (buddhista) è largamente rispettata» e ciò conferma che la filosofia buddhista, nella sua forma primitiva specificatamente indiana del Mahayana, si diffuse fra queste valli tre secoli prima che nel Tibet. La predicazione della religione dell'Illuminato era sicuramente cominciata sotto Ashoka che inviò missionari aldilà dell'Himàlaya fino in Cina nel 3° secolo a.C. ed una ulteriore diffusione si ebbe sotto i Kushianidi che della loro capitale Ghandara fecero un bastione della nuova fede. 

Sotto l'influenza del Tibet
«La storia del Ladakh è all'inizio la stessa del Tibet, essendo originariamente una provincia di quel regno, governata per gli affari civili da un principe indipendente, e sottoposta, per quelli spirituali, al pontefice di Lhasa»  I primi re del Ladakh appartengono alle dinastie Thi, Che Lik ed Uto Ylde, probabilmente piccoli sovrani locali, ma la storia del Tibet centrale è così ricca di leggende che è difficile ricostruire la realtà storica. Si può risalire a sRong bTsanGampo (617?-649) come primo sovrano del Tibet unito dove, grazie al matrimonio poligamico con le principesse buddhiste Wengchen e Bhrikuti delle famiglie reali cinese e nepalese, il Buddhismo si affermò nella regione. Secondo gli annali cinesi i principi del Tibet occidentale riconoscevano l'egemonia di questo re, riformatore religioso e civile al quale si deve anche lo sviluppo della cultura tibetana con l'introduzione del ka'phang, l'alfabeto scritto. 
D'altro canto, secondo le Raja Tarangini (cronache dei sovrani del Kashmir), è probabile che re Lalitaditya (725-726) sia riuscito a portare, almeno per breve tempo, il Ladakh sotto la propria influenza: lo testimoniano le sculture di questo periodo in stile indokashmiro. Ma fu un intervallo di breve durata poiché la sovranità del Tibet si estese dopo questo periodo, oltre il Ladakh, raggiungendo ad ovest il Baltistan come ricordano le iscrizioni poste a Ganesh, nella valle del fiume Hunza. In aiuto di Baltistan e Ladakh giunsero i Cinesi che menzionano i due paesi come Piccolo e Grande Bö Yul.  In questi secoli il Buddhismo si diffonde in Ladakh ed in Tibet con la NgaDar (prima diffusione) nella forma che si avvia ad essere differente da quella Mahayana delle pianure senza ancora raggiungere la ben definita pratica del Vajrayana. In Ladakh questo periodo è ricordato dalle numerose cappelle dedicate a Padma Sàmbhava.  Nga Dar fu un lungo processo in cui la nuova dottrina si confrontò con la varietà di culti sciamanistici profondamente radicati nei costumi e negli spiriti. La prima diffusione corrisponde anche al momento di espansione dell'impero tibetano verso l'Asia centrale. Questo grande impero iniziò la sua dissoluzione dopo il regicidio di Langdarma, persecutore del Buddhismo, avvenuto nell'842. Seguì un periodo di confusione che vide la nascita di vari stati nel Tibet e la formazione di quelli che sarebbero poi divenuti i grandi regni di Guge (Tibet Occidentale) e del Ladakh. 

La dinastia degli esseri divini
Le Ladwags rGyal Rabs (cronache dei re del Ladakh), scritte nei secoli successivi, riportano che verso il 917 si installa in Ladakh il principe tibetano Skyid Lde Nyima Gon approfittando di un periodo di confusione dinastica e di carenza del potere centrale. Con lui inizia la dinastia Lha Chen (esseri divini, lett. grande maestà divina) così proclamatasi per favorire la leggenda che i nuovi governanti fossero semidei ed eroi destinati a tornare in cielo al momento del loro trapasso. Il principe si impadronisce del regno dello sTod e dello Sham. Il nuovo regno così unificato ha nome gNariss Kor Sum e si estende dal lago Manasarovàr al passo Zoji ed ingloba parte dell'attuale Himachal Pradesh. I suoi tre figli si divisero il regno ed ecco nascere lo stato di MarYul, corrispondente all'attuale Ladakh (questo nome è ancora lontano dall'essere usato) comprendente anche le zone di Lahul e Spiti: ne è a capo Lha Chen Pal Gyi Gon, primo re che adotta il titolo di Gyalpo (re, sovrano) ed è apertamente protettore del Buddhismo che si diffonde dal Kashmir verso l'Himàlaya sulla base degli insegnamenti del «traduttore» Rin Chen Zangpo. Rin Chen, personaggio fondamentale di questa rinascita del Buddhismo in Tibet, tornando alla natia Guge, transita per il regno fondando numerosi monasteri.  L'iscrizione riportata all'inizio del capitolo pone il Ladakh a nord dell'India (nel grande fiore che forma la terra e che ha al centro il Monte Meru, di cui il monte Kailash è l'epitome, Jambudvipa è il petalo inferiore, cioè l'India), nell'area della cultura tibetana riferita come sPurgyals (dagli Yarlung, prima grande dinastia tibetana) con riferimento al nascente impero di Guge (Ngari, Tibet Occidentale) i cui re favoriscono la Seconda diffusione del Buddhismo. Nei due secoli successivi il Ladakh consolida le frontiere ed in campo religioso stringe legami con i grandi e potenti ordini religiosi del Tibet. Si instaura infatti il costume di inviare i monaci ladakhi a completare i propri studi superiori nei collegi annessi ai grandi conventi di Lhasa. Questo costume accentuerà nei secoli la dipendenza culturale dal Tibet e terminerà solo con la repressione cinese del 1959.  Agli inizi del 14° secolo per ben due volte i sovrani di Srinagar tentano di acquistare il controllo politico e militare del Ladakh guidati da Shihab-ud-Din (1354-1373) e da Sikkandar (1389-1413). Respinti gli invasori, il Tibet occidentale è diviso in due regni: quello di Stod sotto Dragspa Bum Lde costruttore del tempio rosso a Leh e del monastero di Spituk che accoglie i primi monaci riformati di Tsong Ka Pa, e quello dello Sham la cui capitale è nei pressi del villaggio di Temisgang. 

La dinastia dei vincitori celesti
La struttura politica del Ladakh muta nuovamente, dopo quasi un secolo di pace, con la riunificazione in un unico regno sotto la guida di Lha-Chen Bhagon (1470-1500) che fonda la seconda dinastia, quella dei Nam-Gyal (vincitori celesti), e per i sovrani successivi si tratta proprio di vincere numerose battaglie per assicurare la indipendenza al piccolo regno. Nel 1531 Mirza Haider Dughlat marcia attraverso la valle di Nubra con le sue armate in una guerra santa contro il Buddhismo, conquista Leh e scende verso il Kashmir. Saranno due anni di lotte ma alla fine il sovrano di Kashgar (Sinkiang) è scacciato ed il Ladakh si rimpossessa anche del Baltistan. 

L'impero ladakho e l'apogeo dei Nam Gyal
Tsewang Nam Gyal (1530-1560) pone le basi per l'epoca d'oro dell'impero ladakho: unità della regione, costruzione di un nuovo palazzo a Tsemo, spostamento della capitale da Leh, controllo dei regni di Lahul, Spiti e Guge. La pace è assicurata mantenendo i sovrani locali al governo degli stati conquistati, curando con saggezza gli affari civili e privilegiando i mercanti con una accurata manutenzione delle strade carovaniere. Un'ulteriore guerra politico religiosa contro Alì Meer Sher Khan di Skardu si conclude con un duplice matrimonio che suggella la pace con re Jamyang (1560-1590).  Con Singge (leone) Namgyal assistito dal lama tigre sTsags Tsang Rimpoché viene dato un nuovo impulso al Buddhismo. Essi costruiscono nuovi templi ed introducono l'uso dei muri mani caratteristico del Ladakh. Daldan Nam Gyal (1620-1640) prosegue la loro opera in campo artistico e culturale e allarga il regno cancellando il regno di Guge. A Tsaparang fa prigionieri due gesuiti Francesco di Azevedo e Giovan de Oliveyra che otterranno il permesso di predicare in Ladakh e Guge. Con questo re termina lo splendore dell'impero ladakho. 

Il piccolo impero e l'annessione al Kashmir
Nel 1670 l'invasione si Gushri Khan spinge re Delegs (1640-1680) a chiedere l'aiuto del governatoredel Kashmir. Il regno, perduti Guge e Purang, entra nella sfera d'influenza moghul. Inizia il «piccolo impero» che vede la divisione del regno in quattro gyaltak (province). La provincia di Leh cominciò ad essere indicata come Ladakh ed il nome venne pian piano ad indicare tutta la regione.  Da segnalare la presenza a Leh nel 1716 del gesuita Ippolito Desideri e nel 1820-22 di William Moorcroft e George Trebek ed infine il soggiorno di Csoma de Koros per due inverni nello Zangskhar.  Il 16 agosto 1834 il Ladakh è invaso dal wazir Zorowar Singh, al comando di 10.000 uomini del maharaja di Jammu, Gulab Singh. Re Tsewang Rabtan (1830-1835) deve firmare la pace di Basgo ed è sostituito da governatori fedeli al maharaja. Tre volte il popolo insorge. Le rappresaglie sono sempre particolarmente atroci: mutilazioni, morti, incendi, saccheggi. Più di seimila persone muoiono nella insurrezione del 1843. Tutto avrà termine il 16 marzo 1846, con il trattato di Amritsar, il Ladakh cade definitivamente sotto la tutela del maharaja di Srinagar Gulab Singh. I Nam Gyal mantengono il titolo onorifico di Gyalpo ma il regno non riacquisterà più la sua indipendenza.  L'amministrazione dogra introduce la suddivisione in tre zone amministrative, «teshil», alla cui testa si trova un «teshildar», alto funzionario che dipende direttamente dall'autorità del wazir, governatore scelto e nominato dal maharaja in persona.  Sono gli anni in cui il Ladakh è esplorato dagli Inglesi. Alcuni viaggiano per conto del governo britannico, come Alexander Cunnigham della Compagnia delle Indie che pubblica anche un interessante libro nel 1856, otto anni dopo il suo viaggio. Altri sono agenti politici come Shaw che giunge nel 1857, seguendo di un anno Johnson, primo europeo a completare l'ispezione geografica del Ladakh. La Società Geografica Reale Britannica commissiona ad Haywar la cartografia stradale della regione che verrà pubblicata nel 1885-87. Il numero dei viaggiatori non è certamente elevato, sono ancora poche decine, ma con gli anni cresce l'interesse per la esplorazione alpinistica ed Italiani ed Inglesi raggiungono la catena del Karakorum percorrendo le valli dello Shyok, del Nubra e dell'Indo. 

Gli ultimi decenni 
Quando il 26 ottobre '47 il Kashmir viene annesso all'Unione Indiana il Ladakh entra anch'esso a fame parte come distretto amministrativo governato direttamente dal governo centrale. Le guerre indopakistane ne sconvolgono i confini ed il territorio è smembrato perdendo il teshil (distretto) del Baltistan.  Dopo l'insurrezione tibetana del '59 la Repubblica Popolare Cinese apre un lungo contenzioso per la revisione della Conferenza tripartita di Simla (1923-24). Gli sporadici scontri annuali iniziati nel 1958 conducono ad un massiccio attacco che il 20 ottobre '62 porta all'occupazione cinese dell'Aksai Chin . Sul fronte con il Pakistan, una seconda guerra di ventidue giorni nel '65 porta all'arretramento degli Indiani fin quasi a Kargil ed un nuovo confine delineato alla conferenza di Taskent. La Conferenza di Simla del 3 luglio '72 stabilisce la linea del cessate il fuoco controllata da rappresentanti dell'ONU. Recentemente gli Indiani hanno preso il controllo di tutto il Siachen.  Dal 1 luglio 1979 il Ladakh è stato suddiviso in due zone amministrate da due Deputy and Development Commissioner. Ma ben più gravi sono ora i problemi. I Musulmani hanno aumentato la loro presenza e conquistato l'unico seggio di rappresentanza a Delhi. I Ladakhi si sentono trascurati e temono una annessione al Pakistan, da qui scontri e proteste che si ripetono annualmente nella valle di Leh e che hanno portato alla istituzione dell'Hill Council, una forma di autonomia amministrativa per il momento di scarso potere, che permetterebbe ai Ladakhi di mantenere l'annessione (e la protezione) all'India in caso di scissione del Kashmir. L'Hill Council non copre però l'area dello Zanskar, inclusa stoicamente nel distretto di Kargil, a fortissima maggioranza islamica che seguirebbe le sorti della Valle del Kashmir. 


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